Decreto gioco fisico Italia: nuove concessioni dal 2026
La riforma del governo, attesa per il 10 aprile, introduce un nuovo quadro per il rilascio delle licenze nel settore del gioco terrestre in Italia.
Fattori chiave:
- Licenze AWPs e VLT con base d’asta da €25 milioni per lotto;
- Concessioni scommesse assegnate in blocchi da 25 punti vendita;
- Distanza minima di 100 metri da scuole e strutture sanitarie;
- Fondo da €80 milioni destinato alla ripartizione territoriale dei ricavi.
Il governo italiano si prepara a pubblicare il decreto sul riordino del gioco terrestre il 10 aprile 2026, dopo la revisione finale in Conferenza Unificata. Il testo interviene sulle concessioni per le gaming machine e per la rete scommesse, ridefinendo parametri economici e condizioni operative.
La misura arriva in un contesto segnato da una riduzione del gettito e da una crescita del mercato non autorizzato. Nei prossimi paragrafi approfondiamo le principali modifiche previste e le implicazioni per gli operatori.
Nuove concessioni per il gioco terrestre
Il decreto introduce una revisione completa delle concessioni legate agli apparecchi da intrattenimento, con condizioni economiche nettamente più elevate rispetto al passato.
La base d’asta parte da 25 milioni di euro per ciascun lotto, che include fino a 4.000 AWPs e 900 VLTs.
Questa impostazione riduce il numero di operatori potenzialmente attivi, favorendo soggetti con maggiore capacità finanziaria. Il sistema mira a stabilizzare il settore dopo anni di proroghe tecniche e rinnovi temporanei.
Struttura economica delle licenze
Per il comparto scommesse, il decreto prevede concessioni assegnate in blocchi da 25 punti vendita. Ogni blocco parte da una base di 1,5 milioni di euro, con un costo unitario di 60.000 euro per punto.
Il modello introduce un accesso selettivo, limitando la frammentazione della rete distributiva. Parallelamente, le sale bingo vengono messe a gara con una base di 350.000 euro per ciascuna delle 210 sedi disponibili.
Vincoli territoriali e nuove distanze minime
Il decreto introduce limiti più stringenti sulla distribuzione dei punti gioco sul territorio. Viene stabilita una distanza minima di 100 metri tra le attività autorizzate e i luoghi sensibili come scuole e strutture sanitarie.
La misura punta a ridefinire la presenza fisica degli operatori, incidendo sulla localizzazione delle sale esistenti e sulle nuove aperture. Le amministrazioni locali avranno un ruolo più rilevante nella gestione degli spazi disponibili.
Orari di esercizio e controlli operativi
Il decreto sul riordino del gioco fisico prevede limiti più rigidi sugli orari di apertura delle sale, con finestre operative definite a livello locale.
Le autorità potranno introdurre restrizioni differenziate in base al contesto urbano. Il sistema di vigilanza viene rafforzato attraverso verifiche più frequenti e strumenti di monitoraggio aggiornati. Gli operatori dovranno adeguarsi a regole più puntuali, con possibili ripercussioni sulla continuità delle attività.
Pressione fiscale e crescita del mercato non autorizzato
Nel 2025 il gettito derivante dagli apparecchi ha registrato una riduzione di circa 250 milioni di euro, segnale di un equilibrio ancora instabile.
Parallelamente, le stime indicano un mercato non autorizzato compreso tra 30 e 35 miliardi, che comprende canali fisici e digitali.
Il ritardo nell’adozione del decreto è stato indicato come fattore che favorisce l’espansione di operatori fuori dalla regolamentazione, con effetti diretti sulla raccolta fiscale.
Ripartizione dei ricavi e scadenze normative
Il decreto introduce un meccanismo di redistribuzione che prevede un fondo da 80 milioni di euro destinato alle regioni.
L’obiettivo è coinvolgere maggiormente gli enti territoriali nella gestione del comparto, collegando parte delle entrate alla presenza delle attività autorizzate.
Sul piano normativo, il provvedimento deve essere completato entro il 29 agosto 2026, data di scadenza della delega fiscale. Le concessioni attuali restano valide fino al 31 dicembre 2026.
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